Come si legge sulla stampa in questi giorni, la Provincia di Alessandria ha chiesto all'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) una deroga per anticipare a settembre il piano di controllo dei colombi tramite arma da fuoco, che normalmente si svolge dal 1° ottobre al 31 gennaio. La richiesta accoglie l'appello di Coldiretti Alessandria, motivato dall'anticipo di circa 15-20 giorni di tutte le attività agricole a causa delle particolari condizioni climatiche. Secondo l'associazione, attendere ottobre provocherebbe danni economici irreparabili a semine e raccolti. Qui le nostre riflessioni e considerazioni.


Piccione rosso.
Affresco romano dalla Casa del bracciale d'oro a Pompei (particolare)

In un mondo sull'orlo del baratro, tra conflitti in corso e paventati, cambiamento climatico e collasso ecologico (con gli scienziati che già parlano di una sesta estinzione di massa in atto), tutto questo causato principalmente dall'attività umana, non certo dagli alberi o dagli animali, invece di fermarci, deporre le armi, pensare al bene comune e costruire un mondo migliore riparando ai torti e ai danni arrecati, continuiamo a rispondere con arroganza e a perseverare nelle vecchie soluzioni che non hanno mai risolto nulla: l'idea di portare la pace facendo la guerra, di continuare a sovrasfruttare e depredare la natura delle sue risorse.

Lo stesso accade con i problemi, mai realmente risolti, della convivenza con gli animali selvatici. Quando interferiscono con le nostre attività, li cataloghiamo come "nocivi", così da poterli eliminare più facilmente. Tutto questo, onestamente, ci fa venire il vomito.

Accecati da tanta arroganza, non ci rendiamo conto che, proprio in questo momento storico, è la nostra specie a essere la più nociva di tutte: una minaccia non solo per le altre specie, ma anche per sé stessa. Dopo i caprioli, i cinghiali, le minilepri e le nutrie, ora nel mirino ci sono i colombi, accusati oggi di fare razzia di sementi e raccolti destinati al foraggio, causando, secondo le accuse, ingenti perdite economiche al settore agricolo e zootecnico. Ieri erano accusati di trasmettere malattie, oppure semplicemente perché "sono troppi".

Quando non si hanno soluzioni intelligenti, si adottano soluzioni stupide: le fucilate.

Rifiutiamo questa logica: "C'è un problema con gli animali, allora ammazziamoli!"

Auspichiamo più consapevolezza ed empatia da parte delle persone e delle istituzioni. Crediamo sia necessario affrontare i problemi legati alla presenza degli animali evitando il ricorso a metodi cruenti e cercando, invece, soluzioni etiche che permettano una convivenza rispettosa e armoniosa, nel rispetto della vita, della nostra specie e di tutte le altre. Facciamo pace con la natura. Almeno con quel poco che ne resta.

Infine, se i piccioni si mangiano il foraggio destinato agli allevamenti, forse ci stanno dicendo una cosa: che ce n'è troppo. Che dovremmo ridurre il nostro consumo di carne. Che, se il Po è in secca, è anche perché una parte ingiente delle risorse idriche è destinata all'irrigazione dei campi usati per produrre mangimi destinati agli animali d'allevamento.

Che l'allevamento animale sia uno dei principali motori del cambiamento climatico è ormai risaputo. Secondo la FAO, la filiera zootecnica genera circa il 14,5% delle emissioni globali di gas serra che riscaldano il pianeta. Può sembrare poco, ma non lo è affatto: si tratta di una quota paragonabile a quella attribuita all'intero settore dei trasporti a livello globale.

E mentre il cambiamento climatico accelera, la perdita dei ghiacciai alpini mette sempre più a rischio anche gli equilibri idrici della Pianura Padana. Ma di questo, evidentemente, ci si preoccupa meno. È molto più semplice trovare un colpevole da abbattere.

Ma la colpa, si sa, è sempre dei piccioni.


In molte culture antiche (mesopotamica, babilonese e fenicia, greca e romana antica), il piccione era molto più di un semplice animale: rappresentava divinità, amore e purezza, ed era simbolo di virtù divine. Oggigiorno i piccioni sono amati da alcuni, ma odiati da altri. I piccioni vengono scacciati, avvelenati, uccisi con armi da fuoco e questi uccelli, molto sensibili e intelligenti, di solito muoiono dopo una lunga agonia. Ancora più deprecabile è quando sono le stesse istituzioni ad attuare metodi crudeli per limitarne il numero. Nella foto all'inizio, duemila anni fa, a Pompei, un artista romano dipingeva un piccione mentre plana, trasformando anche quel piccolo animale in un dettaglio degno di entrare nell'arte. Oggi, duemila anni dopo, davanti a un problema di convivenza, la nostra soluzione è puntargli un fucile contro. Forse non sono i piccioni a essere cambiati.