Sabato 10 ottobre l'Associazione per la pace e la nonviolenza ha organizzato una giornata di autoformazione sui temi della nonviolenza a Rivere di Cartosio, in una casa accogliente, un luogo tranquillo in cui ritrovarsi, riflettere e mangiare in compagnia. Tra i temi affrontati anche quello della nonviolenza e animali con riflessioni sulle scelte quotidiane per non nuocere loro, che fanno bene a noi e al pianeta.

Dopo la presentazione della Casa della nonviolenza, sono seguiti gli interventi in programma. "Nonviolenza e disabilità: percorsi che si incontrano" ricerca ed esperienze, di Pietro Moretti (Associazione Vedrai di Ovada); "Ambiente: alcune situazioni particolari in provincia di Alessandria", di Pierluigi Cavalchini (Pro Natura); "Nonviolenza e animali", di Massimo Siri (AgireOra Alessandria); "Migranti: esperienza di accoglienza nel comune di Cartosio", di Maria Teresa Zunino (vicesindaca di Cartosio); "Il commercio equo e solidale: un esempio di economia a misura di persone e rispettosa dell’ambiente", di Nicoletta Vogogna (Associazione per la pace e la nonviolenza). Il Consiglio Associativo ha poi illustrato le iniziative svolte e che intende promuovere nei prossimi mesi.

Un momento della riunione alla Casa della nonviolenza, dieci partecipanti

Qui un estratto dell'intervento di Massimo che ha affrontato soprattutto l'aspetto etico riguardo al modo in cui trattiamo gli animali. L'intervento completo si può scaricare da qui:
DOWNLOAD PDF (584 KB) Rivere di Cartosio 2020 - Nonviolenza e animali

NONVIOLENZA E ANIMALI

Non posso non aprire il mio intervento con una citazione di Gandhi: «La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta i suoi animali». Gli animali sono presi a simbolo degli esseri più indifesi della Terra, gli ultimi tra gli ultimi.

Animali, emozioni e sentimenti - Gli animali non solo provano dolore e piacere, disponendo di un sistema nervoso (che evidentemente la natura ha fornito loro non a caso), ma hanno anche affetti, sentimenti, emozioni, hanno padri, madri, fratelli, sorelle, figli e anche amici. Tendiamo a minimizzare, riducendo tutto all'istinto o peggio a negarlo, ma non è così. Chiunque abbia un animale a casa, che sia un cane, un gatto, un coniglio o perfino un topo, sa riconoscere che hanno emozioni. Non c’è ragione di credere che gli altri animali ne siano totalmente privi.

Gli animali, e con essa la natura, sono sfruttati dagli esseri umani in ogni modo e in ogni campo e ciò comporta per loro una enorme sofferenza fisica e psicologica.

Max Horkheimer paragona ne "Il grattacielo" la società a un edificio il cui tetto è una cattedrale che assicura una bella vista sul cielo stellato, ma la cui cantina è un mattatoio. In cima i grandi magnati della finanza, in fondo i disoccupati, i poveri, i malati. Più sotto la disperazione umana, ma più sotto ancora, il grattacielo affonda le proprie fondamenta nell’inimmaginabile sofferenza animale.

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Gli animali sono sfruttati per

  1. Farci compagnia
  2. Cibo
  3. Abbigliamento
  4. Intrattenimento, divertimento, “sport” (caccia)
  5. Ricerca scientifica.

Scelte responsabili - Possiamo fare scelte che riducono il nostro impatto sugli animali

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Bisogna cambiare punto di vista

Antropocentrismo - Tutto questo discende dalla nostra visione antropocentrica, che come dice il termine, pone l'essere umano al centro della considerazione, e tutto il resto è a lui subordinato e sfruttato. Questa visione ha portato alla situazione attuale, con squilibri naturali paurosi che minacciano la stessa vita sulla Terra. Sempre più scienziati sono concordi che sia in corso la Sesta estinzione di massa, che si differenzia dalle altre per essere causata non da fenomeni naturali, ma dall'azione dell'uomo. Qualcuno ha dato anche un nome a questa era, chiamandola Antropocene.

Biocentrismo - È dunque necessario promuovere una visione non antropocentrica bensì biocentrica, dove l'intero ventaglio della vita sia posto al centro, e l'essere umano fa parte di questo disegno come una delle tante componenti.

La scelta più potente - Di tutte le cose che possiamo fare per ridurre il nostro impatto sugli animali, e vedremo anche sulla natura, la più potente, per numero di animali coinvolti, è senz'altro quella di passare a un'alimentazione a base vegetale. Le implicazioni non sono solo sugli animali, ma anche sul nostro stato psico-fisico, sul sociale e sull'ambiente.

La mia scelta di non mangiare animali

La mia decisione risale all'inizio del 1990, da poco ero entrato a far parte del movimento per la pace, ma fin da bambino mi chiedevo: «Chi sono io per decidere della vita (e della morte) di un altro?», comprendendo in questo anche la vita degli animali. Per questo sono sempre stato contro le armi e ora anche contro il massacro degli animali per i nostri scopi. Da pacifista la mia voleva essere una scelta di nonviolenza estesa a tutti: umani, animali, natura.

Sapevo che Gandhi era vegetariano e che Aldo Capitini, filosofo della nonviolenza, era tra i fondatori della prima Società vegetariana in Italia, nel 1962.

Tirocinio alla violenza - Sapete che nelle guerre, in certi paesi, ma anche in certi ambiti della malavita organizzata italiana, laddove sono impiegati perfino i bambini, questi sono dapprima addestrati a compiere atti di violenza sugli animali, prima piccoli animali e poi sempre più grandi, perché così, poi, gli sarà meno difficile uccidere anche esseri umani? Serve a desensibilizzarli.

A questo proposito adesso cito Plutarco (46 - 127 d. C.): «Quale mortale penserebbe di maltrattare una creatura umana, se verso esseri che non sono della sua razza e della sua specie avesse costantemente professato la dolcezza e l’umanità?».

Tirocinio alla nonviolenza - coltivare l’empatia e la compassione verso creature che non sono della nostra razza né della nostra specie, come dice Plutarco, è la premessa per un mondo più pacifico.

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Si stima che in tutta la storia dell'umanità le guerre abbiano ucciso circa 619 milioni di esseri umani. Oggigiorno uccidiamo lo stesso numero di animali ogni tre giorni, senza considerare i pesci e altre creature marine, le cui morti sono misurate non in numeri ma a peso (centinaia di milioni di tonnellate all'anno).

Una sofferenza su così larga scala non può essere ignorata se vogliamo innalzare la civiltà verso un mondo più compassionevole e pacifico.

Ma non è solo uccidere gli animali il problema. Prima di ucciderli dobbiamo farli riprodurre (artificialmente), rinchiuderli e sfruttarli per tutta la loro vita. La loro intera vita, dalla nascita alla morte, è controllata da industrie a cui interessa solo il profitto.

La nostra "arma" più potente dunque è la forchetta, dipende da quello che mettiamo nel nostro piatto due o tre volte al giorno.

Nel 2002 sono diventato vegan

[...]

Perché vegan - I vegan, oltre a non mangiare nessun tipo di carne, evitano anche latte, uova e miele.

L'industria del latte è più crudele di quella della carne. Le mucche, come tutti i mammiferi, umani compresi, producono latte solo se partoriscono, quindi vengono ingravidate artificialmente per partorire. Prima ho detto che gli animali hanno emozioni e affetti. Il vitello che nasce viene tolto alla madre subito dopo la nascita, o dopo qualche giorno. La madre muggisce per giorni dalla dispera-zione e il vitello chiama disperatamente la madre. Il latte ce lo prendiamo noi. Il vitello, se maschio, viene nutrito con una dieta povera di ferro perché diventi anemico e la sua carne risulti bella bianca. Alla fine viene ammazzato. Se femmina, avrà la stessa sorte della madre, la quale, per non perdere la lattazione, viene nuovamente ingravidata, e il ciclo continua. A quattro o cinque anni di questo sfruttamento, la mucca è letteralmente scoppiata e piena di mastiti, non si regge più in piedi e viene condotta al macello. Normalmente vivrebbe vent'anni. Quindi dietro al latte, non c'è solo lo sfruttamento e la morte della mucca, ma anche del figlio, considerato uno scarto dell'industria casearia.

Per le uova si può fare un ragionamento simile. Periodicamente le galline ovaiole vengono fecondate per dare origine a nuove galline ovaiole che andranno a sostituire le preesistenti quando la produzione di uova inizia a calare. Statisticamente il 50% dei pulcini nati saranno femmine e l'altro 50% maschi. Dato che i maschi non producono uova e la loro carne non è adatta al consumo umano (la carne dei polli che viene consumata proviene da un'altra razza di polli, diversa da quella delle ovaiole, chiamata Broiler), vengono eliminati subito con il gas o di-rettamente in un tritacarne, belli vivi. I pulcini femmina subiscono l'amputazione della punta del becco, e inizia per loro una vita intera di sfruttamento: uccelli ingabbiati a vita in gabbie so-vraffollate, in uno spazio pari a un foglio A4 per dimensione, dove non possono neppure di-stendere le ali, producendo quasi un uovo al giorno, vita che si conclude con il macello, c'è la morte del 50% dei pulcini appena nati. I polli sono gli uccelli più allevati al mondo. Ci sono più polli allevati per scopi alimentari, che uccelli selvatici, liberi in natura. In Italia sono uccisi all'incirca 50 milioni di pulcini maschi ogni anno, dall'industria delle uova.

La buona notizia è che possiamo fare a meno di partecipare a questo sistema di sfruttamento e violenza, scegliendo cosa mettere nel piatto.

Aspetti sociali e ambientali - Mucche grasse, bambini magri, foreste disboscate. [...]

Alcuni atti degli altri interventi:
DOWNLOAD PDF (518 KB) Rivere di Cartosio 2020 - Nonviolenza e disabilità
DOWNLOAD PDF (589 KB) Rivere di Cartosio 2020 - Ambiente: alcune situazioni particolari in provincia di Alessandria
DOWNLOAD PDF (255 KB) Rivere di Cartosio 2020 - Il commercio equo e solidale: un esempio di economia a misura di persone e rispettosa dell’ambiente